Amaro Indigeno: un amaro che profuma di Sicilia

Il nostro paese ha la fortuna di essere un paese ricchissimo dal punto di vista enogastronomico. Da Nord a Sud si possono trovare decine, anzi centinaia di ricette tradizionali, piatti tipici, vere e proprie storie che sono lo specchio di una certa popolazione. Mi innamoro sempre a leggere le storie che stanno dietro a un vino, le fatiche di un ristoratore, una ricetta che viene tramandata di madre in figlia. Mi piace guardare le mani di chi impasta, di chi lavora in vigna, mi piace farmi raccontare le scelte che hanno portato qualche sognatore ad aprire un ristorante o a coltivare un campo impossibile, quando nessuno avrebbe voluto scommetterci un euro.
Oggi vi parlo di Amaro Indigeno, un amaro che nasce in Sicilia dall'idea di due donne: Agata e Rita.
Partiamo subito bene, perchè adoro le storie al femminile! Agata e Rita sono due amiche, che hanno profili diversi: una è una giornalista, l'altra è una maestra di cucina. Entrambe hanno una passione per la loro terra, la Sicilia e per i frutti di quella terra. Insieme, Agata e Rita, decidono di intraprendere un progetto che parli delle loro passioni e della loro Sicilia: decidono di produrre un amaro. E questo amaro se lo inventano proprio, non è una ricetta segreta delle loro nonne, non è l'amaro che bevano i baroni siciliani. L'amaro Indigeno è solo il frutto delle idee di Agata e Rita, delle erbe che vanno a raccogliere e degli aromi che decidono di usare.
Amaro indigeno è prodotto dall'infusione di erbe spontanee, con carrube, scorza di arancia dolce e l'estratto di melagrana: da questi preziosi ingredienti proviene un amaro dal colore delicato. Il distillato è color dell'ambra, calda come il sole di Sicilia, dai profumi avvolgente, ma forte e delicato in bocca con una gradazione di 32 volumi alcolici.
Parlo con cognizione di causa perchè l'ho assaggiato per voi. E' stato un grande sacrificio, ma per i miei lettori lo faccio sempre volentieri! Amaro Indigeno mi è piaciuto, io amo i distillati, ma non molto gli amari... o meglio, scusate il gioco di parole, amo gli amari non troppo amari. Questo per esempio ha una note amara finale, ma è preceduto da un ingresso piacevole in bocca, leggermente dolce con un sentore di arancia e melagrana, melagrana che rende l'amaro anche leggermente acido, quindi per nulla stucchevole. 
Io me lo sono gustato con delle ciambelline che faccio spesso proprio per accompagnare a qualche vino da meditazione.. cosa c'è di meglio di un bicchiere di amaro e qualcosa di dolce da sgranocchiare?
Se volete sapere di più sull'amaro, su Agata e Rita date un'occhiata al sito o alla pagina facebook, troverete sicuramente qualcosa di interessante che una bella storia sa dare sempre! 





Buzzoole

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Sono Jacopo, 34 anni e una passione per il buon mangiare che inizia nell'infanzia quando da bambino, nascosto sotto il tavolo di cucina, rubavo i tortellini appena fatti il pomeriggio della vigilia di Natale. Io facevo il brunch quando ancora non sapevo neanche cosa fosse: la colazione della domenica mattina della mia adolescenza è stata spesso una fetta di pane con una generosa cucchiaiata del ragù lasciato incustodito sul fuoco. Oggi che sono adulto sono diventato un gourmand esigente e un cuoco eccellente, in parole povere mi piace mangiare e bere bene, ma mi piace anche (e molto!) cucinare le cose che amo per le persone che amo. Mi piace sempre citare una frase di Elsa Morante. Negli ultimi anni di vita Elsa chiedeva a tutti: “Qual è secondo voi la frase d’amore più vera, quella che esprime al massimo il sentimento?”. Tutti dicevano grandi cose. Lei rispondeva: “No. La frase d’amore, l’unica, è: hai mangiato?”.